Perchè introdurre applicazioni Web 2.0 in azienda

Maggio 15, 2008 di valeantea
Inserito originariamente da divedi
  

E’ arrivato i momento di chiedersi se la web 2.0 sia una realtà che pervade la nostra vita quotidiana….Ma qual’è la risposta? In molticasi sì…le nuove applicazioni web 2.0 introducono una serie di nuovi modelli assunti. Questo effetto è definibile come “Networked aplication that explicitly leverage network effects” il cui valore è derivante dall’intelligenza collettiva che conseguentemente si viene a creare.

Ma è davvero possibile ricreare questo valore anche dentro l’azienda? Il tutto dipende dall’intelligenza catturabile.

 


Va solo introdotta una evoluzione degli strumenti che la catturano.

Ma queste applicazioni non possono soltanto essere installate, è bensì necessario inserirle in un contesto, non cnsiderare solamente come tecnologie, ma come soluzioni verso gli umani, abilitare la volontà d’uso e far percepire il loro valore.
E perchè vale la pena implementarle in azienda? Ne aumentano l’efficienza e la conoscenza reale del suo funzionamento; riducono i costi operativi, aumentano la seddosfazioni dei dipendenti e e la “corporate morale” aziendale.

 

Strumenti dell’Enterprise 2.0

Maggio 14, 2008 di valeantea

Nuove necessità delle imprese

Maggio 14, 2008 di valeantea

Le necessità che spingono le imprese ad implementare applicazioni e meccanismi di gestione di tipo Web 2.0, modificando in questo modo il proprio meccanismo organizativo, possono essere differenti:

  • Necessità di APPARTENENZA APERTA: Vale a dire l’apertura delle frontiere dell’organizzazione, al fine di consentire una partecipazione più efficace e più efficiente degli attori esterni, come i fornitori, le società di consulenza a cui ci si appoggia, i vari partner ed i clienti.
  • Necessità di SOCIAL NETWORK: Al fine di supportare la creazione di relazioni con strumenti che consentono di trovare nel mercato delle risorse umane le persone di cui l’azienda necessita, unicamente tramite informazioni basiche o associandole a profili specifici.
  • Necessità di CONOSCENZA IN RETE: Intesa comegestione della conoscenza non solo esplicita, ma anche implicita e tacita.
  • Necessità di COLLABORAZIONE: Si intende la creazione della possibilità di lavorare con altre persone anche al di fuori degli schemi organizzativi formali, attraverso strumenti di natura sincrna o asincrona.
  • Necessità di MOBILITA’ GLOBALE: Accessibilità alle informazioni anche in condizioni di mobilità.

Botta e risposta (per chi la pensa diversamente)

Aprile 8, 2008 di valeantea

Enterprise 2.0, Are we realy ready?
Inserito originariamente da valeriacarni
 
Sarebbe ingenuo attendersi che tutti siano pronti all’Enterprise 2.0. Molte aziende non ne hanno sentito parlare o non percepiscono un valore associato al fenomeno. I motivi maggiori di resistenza sono la mancanza di un bisogno netto (specialmente nel caso di blog e social networking che possono essere percepiti come una distrazione, quasi una perdita di tempo in azienda) e l’esistenza di problemi più urgenti da affrontare.Ma si tratta semplicemete di concedere qualche ora ai dipendenti per il libero svago sulla intranet interna, il tutto a discapito della produttività?
Strumenti come wiki e blog, che hanno reso possibile l’evoluzione di internet, possono rendere possibile pure l’evoluzione di una azienda. Delle relazioni lavorative: possono facilitare la comunicazione orizzontale e spianare la strada per nuovi scenari produttivi. Soprattutto per le organizzazioni che prevedono un costante lavoro per team e che consideraziono il knowledge managment un bene da proteggere e coltivare.
E chi se ne frega se finisce che la gente pubblica le foto del capo con le gote rossicce all’ultima cena aziendale oppure parla della birra fatta in casa, succede sempre anche alla macchinetta del caffè. Nella maggior parte dei casi invece una intranet aziendale ben strutturata sarà utile per risolvere problemi, scambiarsi informazioni sui clienti, lasciare per iscritto cose che altrimenti andrebbero perdute nel tempo, comunicare con gente che non sta nello stesso ufficio; e questo alla macchinetta del caffè difficilmente avviene.

Le nuove figure professionali introdotte dalla web 2.0

Aprile 8, 2008 di valeantea

L’Enterprise 2.0 presto implicherà l’introduzione nelle realtà aziendali di nuove figure professionali che avranno il compito di gestire ed introdurre applicazioni web 2.0, come wiki, blog e social network, e trasformarli in un rilevante strumento comunicativo e di collaborazione sia all’interno dell’impresa, favorendo l’interoperabilità tra le varie BU, sia all’esterno, come elemento indispensabile di interrelazione con le altre imprese. Tra le figure professionali che ci si aspetta occuperanno un ruolo chiave all’interno dello scenario dell’Enterpise 2.0 si trovano il Chief innovation officer, il Chief Knowledge Strategist e l‘Executive 2.0. Il primo sarà completamente orientato al Web 2.0 ed in particolare il suo ruolo all’interno dell’impresa sarà molto differente rispetto a quello ricoperto dall’ormai vecchio direttore dell’IT, poiché alle competenze tecnologiche egli dovrà associare una chiara visione di business. Questo gli permetterà di realizzare portali che integrino i social network interni ed esterni, così da far evolvere l’organizzazione verso una vera e propria impresa collaborativa. Nei processi di globalizzazione le imprese dovranno sempre più specializzarsi nel campo in cui hanno competenze distintive e parallelamente usare le tecnologie (2.0 e 3D) per facilitare la collaborazione con aziende esterne alleate ed integrate in social network. E’ dunque possibile che un’azienda condivida le sue conoscenze con senza rischiare di disperdere all’esterno i suoi vantaggi competitivi. Viceversa, il ruolo del Chief Knowledge Strategist (figura che negli USA già esiste, mentre in Europa è ancora allo stato embrionale) sarà quello di fare da trait d’union tra le nuove conoscenze del Web 2.0 e il business aziendale. Il CKS sarà un mediatore della conoscenza, perchè dovrà tradurre l’informazione ricavata nei nuovi mondi Internet, per poi veicolarla in azienda alla persona giusta, nel luogo giusto ed al momento giusto. Un CKS dovrà trasformarsi in Chief Information Officer 2.0, in grado di rendere disponibili a tutti in azienda gli strumenti dell’Internet collaborativo, ma di farlo in ambienti sicuri, senza pericolo di fuga di dati e di intrusioni.    

In fine, si prospetta che la figura maggiormente completa, in questo scenario di cambiamento nel modo di callaborare, tra e nelle aziende, sarà quella dello “Executive 2.0″. Questa persona avrà lo scopo di integrare tre diverse competenze, quelle dei direttori di risorse umane, organizzazione e Information Technology, per guidare l’organizzazione verso il traguardo dell’Enterprise 2.0 dell’impresa collaborativa.
Si può concludere asserendo che i mondi virtuali introducono il livello della relazione sociale e questo consente che tutta una serie di professioni che finora ha fatto uso limitato del mezzo informatico, dalla grafica 3D alla progettazione ingegneristica e architetturale, dalla produzione di videogiochi alle simulazioni virtuali, rivoluzionino le loro caratteristiche professionali. D’altronde, per i giovani che entreranno nel mercato del lavoro la conoscenza dei mondi tridimensionali sarà sempre più richiesta. La Enterprise 2.0 non cambierà soltanto le professioni, ma anche la propria organizzazione interna. Come già iniziano a fare aziende come l’Ibm, dove è possibile ad esempio fare incontri operativi e riunioni virtuali con colleghi di altre sedi.

 

Chi guiderà l’Enterprise 2.0 nelle imprese?

Aprile 2, 2008 di valeantea

Quello dell’Enterprise 2.0 è un fenomeno nuovo e per certi versi contraddittorio: una “rivoluzione emergente” che, per essere tradotta in valore per l’impresa, va gestita in modo sistemico attraverso più variabili, delle quali la tecnologia, pur rilevante, è soltanto una. Più che i ruoli formali e le rendite di posizione conteranno le personalità, le idee e le iniziative di coloro che, prima di altri, sapranno all’interno delle imprese comprendere il fenomeno, incoraggiarlo e guidarlo. Da dove verranno questi pionieri? Da un’analisi emerge come, anche in funzione degli obiettivi e dei percorsi intrapresi, i leader possano essere diversi:

  • il Top Management, che può consolidare la propria leadership, riducendo distanze gerarchiche e tempi di reazione dell’organizzazione;
  • l’HR e la Comunicazione Interna, che possono rivedere la strategia di comunicazione e creare nuove appartenenze;
  • il Marketing e le Vendite, che possono trovare nuovi canali di accesso e interazione per riconnettere le persone a diretto contatto con il cliente;
  • le Line of Business, che possono creare ambienti di community per le proprie famiglie professionali;
  • la funzione Sistemi Informativi che può cercare nell’Enterprise 2.0 una possibile via di uscita al ruolo scomodo del fornitore di commodity.

Ma quali unità organizzative hanno spinto l’avvio di iniziative Enterprise 2.0? Nella maggior parte dei casi (63% su un campione definitivo di 70 imprese) appare essere proprio la funzione Sistemi Informativi  a guidare il fenomeno, sperimentando  tecnologie e logiche al suo interno, spesso nell’ottica di anticipare e successivamente stimolare le esigenze delle funzioni utenti. Seguono poi le aree Marketing, comprensibilmente tra le prime a recepire il cambiamento che deriva dal mondo web e ad applicarlo soprattutto nella relazione con i clienti e forze di vendita, e la Comunicazione Interna e l’HR, che invece cercano di sfruttare questi nuovi strumenti per rinnovare le modalità di diffusione di informazioni verso i dipendenti ed aumentarne i livelli di partecipazione. I CIO sono destinati a giocare un ruolo fondamentale nell’avvio di questa trasformazione, ma, d’altro canto, si assisterà all’inevitabile nascita di nuove figure professionali, di non minore importanza, finalizzate a funzioni più specifiche come la gestione, il coordinamento e l’ottimizzazione dell’utilizzo degli strumenti offerti dalle applicazioni web 2.0.

Riflessioni sull’introduzione della Web 2.0 nel business model delle imprese

Marzo 13, 2008 di valeantea

Qual’e` il valore aggiunto per un’impresa che introduce applicazioni Web 2.0?

L’essenza del Web 2.0 e’ di utilizzare la forza della rete per raggiungere e conquistare i clienti, i quali sono i veri generatori delle informazioni presente nel web stesso. La difficolta’ delle imprese sta nel fatto di saper conquistare i consumatori ed i partner, al fine di renderli creatori del proprio prodotto. Tutto cio’ implica un evidente cambio di prospettiva e di posizione di controllo dalle aziende alle comunita’ di utenti.

Quali sono i principali timori delle aziende che decidono di adottare applicazioni Web 2.0 e come possono essere risolti?

Per queste aziende si rivela necessaria la proprieta’ intellettuale ed un certo livello di self-confidence che dia all’impresa la certezza di non perdere il controllo dei contenuti che si mettono online. E’ inoltre necessaria la protezione del marchio, la quale avviene monitorando il contenuto generato dagli utenti e dai media sociali. D’altro canto un altra importante questione che tocca le aziende che implementano queste applicazioni riguarda come poter generare profitto. Al momento il business model predominante e’ quello pubblicitario, ma in realta’ vi sono molti altri sistemi innovativi, come ad esempio quelli adottati da aziende come Google, che crescono e fanno affari in rete.

C’e`molta collaborazione nel mondo della web 2.0 ed e’ evidentemente visibile quella che comunemente viene chiamata “collective intelligence”. Quest’ultima puo’ funzionare anche per le aziende e per i loro dipendenti?

I primi risultati dimostrano che alcuni strumenti del 2.0 funzionano anche all’interno di alcuni tipi di aziende, ancora non ovunque, ma sicuramente le cose stanno andando sempre meglio: blog, wiki e piattaforme di social networking creano valore e non fanno perdere di produttivita’. Il mondo degli affari puo’ guadagnarci molto, come ad esempio la creativita’ e la produttivita’ di queste comunita’, ricreando queste esperienze all’interno delle aziende. Ma tutto cio’ non avviene con una migrazione semplice e automatica, servono alcuni adattamenti, e la prossima generazione di piattaforme e di software indichera’ il modo di adattare questi modelli.

Quali possono essere esempi di aziende che applicano modelli 2.0?

Ad esempio XM Radio, un’emittente americana, ha ceduto il completo controllo di una delle proprie stazioni radio agli utenti. L’emittente non era molto famosa quando lo ha fatto, ma in 60 giorni e’ arrivata quasi al primo posto per popolarita’ e al momento e’ il canale radio piu’ conosciuto, dal momento che e’ stata in grado di collegare gli utenti direttamente al prodotto, dando loro il potere e lasciandogli scegliere quello che avrebbero voluto ascoltare alla radio.

(Dall’intervista a Dion Hinchcliffe, fondatore e Chief Technology Officer dell’azienda Hinchcliffe & Company che si occupa di Enterprise Web 2.0 advisory and consulting)

Enterprise 2.0

Marzo 12, 2008 di valeantea

Marzo 12, 2008 di valeantea

L’Impresa 2.0 è l’utilizzo delle piattaforme emergenti di social software all’interno delle aziende o tra le aziende e i loro partner o i loro clienti. I social software permettono alle persone di incontrarsi, connettersi o collaborare attraverso una comunicazione mediata dal computer e di formare community online. Le piattaforme sono ambienti digitali in cui i contributi e le interazioni sono visibili globalmente e persistono nel tempo.

Febbraio 26, 2008 di valeantea

” Le tecnologie dell’Enterprise 2.0 possono rendere una intranet più simile a quello che il web è già: una piattaforma online, con una struttura in continua evoluzione, determinata in modo distribuito ed indipendente dalle azioni degli utenti “

Andrew Mcafee